31 gen. - In vista delle prossime regionali l'Udc ha compiuto ''scelte contraddittorie'', puntando piu' ''sull'utilitarismo'' che sul ''segno identitario'' dell'''ispirazione cristiana'', pur se ''ufficialmente esibita''. Questa l'opinione di Avvenire, giornale dei vescovi italiani, che in un editoriale sulle alleanze per le regionali critica oggi il fatto che ''nell'Udc il gioco prevale sulla fisionomia valoriale''.
Secondo l'Avvenire, l'obiettivo di Casini di ''esercitare una significativa centralita' politica'', rifiutando a priori ''intese globali e subalterne'', ''a conti fatti pare pero' sia stato gestito puntando piu' a un risultato numerico atteso (e naturalmente non garantito) che all'affermazione di un'autonomia politica basata su valori esplicitamente proclamati''.
''L'esasperazione della polemica con la Lega Nord, peraltro ampiamente ricambiata - prosegue il quotidiano della Cei -, ha portato l'Udc a scelte contraddittorie. Come quella di schierarsi fianco a fianco con i radicali di Pannella e Bonino, a sostegno della continuita' di esperienze, a cominciare da quella della giunta piemontese guidata da Mercedes Bresso, contro cui negli ultimi anni i centristi avevano condotto battaglie asperrime a causa del loro orientamento laicista e lassista sulle questioni eticamente sensibili (dall'aborto all'eutanasia passiva)''.
Per l'Avvenire, tra l'altro, questo atteggiamento ''puo' essere pericoloso soprattutto in zone, come quelle settentrionali, nelle quali quello per l'Udc e' soprattutto un voto di opinione, non appoggiato, come invece accade in alcune aree meridionali, su una rete di presenze amministrative''. (Ansa).
domenica 31 gennaio 2010
Siamo anziani e facciamo (molto) sesso
Fonte: LA STAMPA
Non è mai troppo tardi per avere una sessualità attiva
Quando si parla di sesso ci si riferisce quasi sempre a giovani o adulti e molto raramente alle persone di una certa età. Un po' perché si tende a dare – erroneamente - per scontato che gli anziani in qualche modo non ci pensano più, un po' perché tendiamo a scartare certe immagini mentali.
Ma la realtà è un'altra. E per qualcuno potrebbe risultare sorprendente.
Secondo quanto riportato sulle pagine del NYDaily le persone anziane sono molto attive sessualmente, anche dopo gli 80 anni.
Dai dati emersi da uno studio, parte del National Social Life - Health and Aging Project, si è scoperto che circa l'84% degli uomini e il 62% delle donne di età compresa tra i 57 e i 64 anni hanno dichiarato di aver fatto sesso durante l'anno passato. E, dato sorprendete, tra coloro che hanno dichiarato di fare sesso vi era il 38% di uomini e il 17% di donne di età compresa tra i 75 e gli 85 anni.
I ricercatori del National Opinion Research Center presso l'Università di Chicago hanno commentato i risultati dichiarando che «le persone anziane possono e devono avere una vita sessuale molto attiva, e l'idea che lo facciano non è una visione sbagliata della società».
«Il bisogno di intimità e di contatto con un'altra persona non cambia con l'età», ha aggiunto il dr. Dennis Lin, Direttore del programma di medicina psicosessuale al Beth Israel Medical Center.
I risultati mostrano che a essere più sessualmente attivi e più aperti verso la sessualità sono i maschi. Secondo la dr.ssa Stacy Tessler Lindau, ginecologa, questo potrebbe essere imputato al fatto che le donne anziane hanno più difficoltà a trovarsi un partner. «Le donne tendono a sopravvivere il matrimonio, gli uomini invece tendono a vivere con il coniuge fino alla morte. Quindi ci sono meno uomini anziani intorno da scegliere come partner sessuale», ha aggiunto Lindau.
(lm&sdp)
Non è mai troppo tardi per avere una sessualità attiva
Quando si parla di sesso ci si riferisce quasi sempre a giovani o adulti e molto raramente alle persone di una certa età. Un po' perché si tende a dare – erroneamente - per scontato che gli anziani in qualche modo non ci pensano più, un po' perché tendiamo a scartare certe immagini mentali.
Ma la realtà è un'altra. E per qualcuno potrebbe risultare sorprendente.
Secondo quanto riportato sulle pagine del NYDaily le persone anziane sono molto attive sessualmente, anche dopo gli 80 anni.
Dai dati emersi da uno studio, parte del National Social Life - Health and Aging Project, si è scoperto che circa l'84% degli uomini e il 62% delle donne di età compresa tra i 57 e i 64 anni hanno dichiarato di aver fatto sesso durante l'anno passato. E, dato sorprendete, tra coloro che hanno dichiarato di fare sesso vi era il 38% di uomini e il 17% di donne di età compresa tra i 75 e gli 85 anni.
I ricercatori del National Opinion Research Center presso l'Università di Chicago hanno commentato i risultati dichiarando che «le persone anziane possono e devono avere una vita sessuale molto attiva, e l'idea che lo facciano non è una visione sbagliata della società».
«Il bisogno di intimità e di contatto con un'altra persona non cambia con l'età», ha aggiunto il dr. Dennis Lin, Direttore del programma di medicina psicosessuale al Beth Israel Medical Center.
I risultati mostrano che a essere più sessualmente attivi e più aperti verso la sessualità sono i maschi. Secondo la dr.ssa Stacy Tessler Lindau, ginecologa, questo potrebbe essere imputato al fatto che le donne anziane hanno più difficoltà a trovarsi un partner. «Le donne tendono a sopravvivere il matrimonio, gli uomini invece tendono a vivere con il coniuge fino alla morte. Quindi ci sono meno uomini anziani intorno da scegliere come partner sessuale», ha aggiunto Lindau.
(lm&sdp)
sabato 30 gennaio 2010
Influenzina, migliaia di italiani a letto
Fonte: La Stampa
Il virologo: «Forme sostanzialmente benigne»
Nausea costante e guai di pancia,
i medici lanciano un nuovo allarme
Qualche linea di febbre, raucedine e mal di gola. Ma soprattutto nausea costante e guai di pancia, "complice" il norovirus come quello che dilaga nel Regno Unito dove un ospedale di Londra ha addirittura chiuso per epidemia. Disturbi respiratori e gastrointestinali stanno complicando in questi giorni la vita di «almeno 250 mila italiani», stima il virologo dell’università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco.
Alla domanda "Chi ha ucciso l’influenza stagionale?", l’esperto ha una risposta pronta: «Il variegato mix di infezioni simil-influenzali, dal norovirus che causa vomito e diarrea, ai coronavirus e adenovirus che colpiscono le respiratorie -spiega Pregliasco all’ADNKRONOS SALUTE- non lascia spazio all’influenza tradizionale» che infatti quest’anno sembra non voler arrivare. Senza contare l’influenza A: «Gli studi hanno dimostrato che molti casi sono stati asintomatici», quindi sono sfuggiti al conteggio delle statistiche ufficiali, alimentando le polemiche sul ’flop pandemià.
Tra un’influenzina e l’altra, e con virus H1N1 sconfitti senza nemmeno rendersene conto, «molte persone hanno dunque sviluppato difese naturali sbarrando le porte all’influenza stagionale», precisa Pregliasco. Quanto al virus del mal di pancia e ai "colleghi" sotto accusa per tosse, raffreddore e gola in fiamme, non resta che rassegnarsi: «Colpiscono trasversalmente adulti e bambini, ma sono forme sostanzialmente benigne», rassicura il virologo.
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Il virologo: «Forme sostanzialmente benigne»
Nausea costante e guai di pancia,
i medici lanciano un nuovo allarme
Qualche linea di febbre, raucedine e mal di gola. Ma soprattutto nausea costante e guai di pancia, "complice" il norovirus come quello che dilaga nel Regno Unito dove un ospedale di Londra ha addirittura chiuso per epidemia. Disturbi respiratori e gastrointestinali stanno complicando in questi giorni la vita di «almeno 250 mila italiani», stima il virologo dell’università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco.
Alla domanda "Chi ha ucciso l’influenza stagionale?", l’esperto ha una risposta pronta: «Il variegato mix di infezioni simil-influenzali, dal norovirus che causa vomito e diarrea, ai coronavirus e adenovirus che colpiscono le respiratorie -spiega Pregliasco all’ADNKRONOS SALUTE- non lascia spazio all’influenza tradizionale» che infatti quest’anno sembra non voler arrivare. Senza contare l’influenza A: «Gli studi hanno dimostrato che molti casi sono stati asintomatici», quindi sono sfuggiti al conteggio delle statistiche ufficiali, alimentando le polemiche sul ’flop pandemià.
Tra un’influenzina e l’altra, e con virus H1N1 sconfitti senza nemmeno rendersene conto, «molte persone hanno dunque sviluppato difese naturali sbarrando le porte all’influenza stagionale», precisa Pregliasco. Quanto al virus del mal di pancia e ai "colleghi" sotto accusa per tosse, raffreddore e gola in fiamme, non resta che rassegnarsi: «Colpiscono trasversalmente adulti e bambini, ma sono forme sostanzialmente benigne», rassicura il virologo.
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venerdì 29 gennaio 2010
Medicina: bene barolo in botti rovere
Legno quercia rilascia sostanze utili contro ipertensione
(ANSA) - ROMA, 28 GEN - Non e' solo il vino rosso ad aiutare i vasi sanguigni: il legno delle botti rilascia sostanze antiossidanti, afferma uno studio italiano. E' il caso del barolo invecchiato in botti di rovere, che ha dimostrato di essere molto piu' efficace nel dilatare i piccoli vasi sanguigni rispetto a vini rossi e ai bianchi maturati in botti d'acciaio.
(ANSA) - ROMA, 28 GEN - Non e' solo il vino rosso ad aiutare i vasi sanguigni: il legno delle botti rilascia sostanze antiossidanti, afferma uno studio italiano. E' il caso del barolo invecchiato in botti di rovere, che ha dimostrato di essere molto piu' efficace nel dilatare i piccoli vasi sanguigni rispetto a vini rossi e ai bianchi maturati in botti d'acciaio.
giovedì 28 gennaio 2010
Riforma Brunetta: firmato Protocollo per sperimentazione sistema di valutazione performance individuali del personale ASL e ospedaliero
Riforma Brunetta 20.01.2010
Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, il Direttore dell’AGeNaS (Agenzia Nazionale per i Servizi regionali) Fulvio Moirano, il Presidente del Formez Carlo Flamment, il Presidente della Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) Giovanni Monchiero e i Direttori generali di 17 Aziende sanitarie e ospedaliere hanno firmato oggi un Protocollo d’intesa per la sperimentazione dell’applicazione del Decreto Legislativo n.150/2009 (Riforma Brunetta).
Grazie all’avvio della sperimentazione e al nuovo sistema di valutazione e incentivazione del personale sanitario previsto dalla Riforma, Asl e Ospedali saranno più a misura di cittadino. Il Protocollo, infatti, non avrà al momento effetti giuridici o economici sul personale ma servirà a mettere a punto il nuovo sistema di valutazione e di incentivazione individuale non solo di dirigenti e medici ma anche di infermieri, tecnici e amministrativi sanitari, che per la prima volta vedranno valutate le loro performance individuali, anche in rapporto al “grado di cortesia, puntualità, presenza e disponibilità nelle risposte ai bisogni degli utenti”. Per ora le valutazioni non si tradurranno in maggiori o minori incentivi ma entro il 31 agosto del 2010, conclusa la fase di sperimentazione (che durerà in tutto 7 mesi), l’esperienza acquisita consentirà di avviare una vera e propria rivoluzione in un comparto, quello sanitario, dove fino a oggi ha prevalso il sistema di incentivazione “a pioggia” del personale.
Quattro gli obiettivi prefissati dal Protocollo per le Aziende che aderiscono alla sperimentazione:
- migliorare le prestazioni individuali, utilizzando la valutazione come un’opportunità;
- premiare il merito individuale;
- favorire la crescita professionale;
- disporre di informazioni per la migliore gestione delle risorse umane.
Spetterà ai Direttori generali di Asl e Ospedali individuare le Unità organizzative complesse e i Dipartimenti oggetto della sperimentazione, sulla base delle indicazioni fornite da un Comitato di indirizzo del quale fanno parte il Ministro Brunetta e i presidenti di Fiaso, AGeNaS e Formez. Proprio il Formez, avrà il compito di formare il personale che a sua volta dovrà preparare i “valutatori” di medici, infermieri, tecnici e amministrativi sanitari. Questi provvederanno ad assegnare gli obiettivi a ciascun dipendente, i cui risultati saranno valutati anche in base alle schede di valutazione allegate al Protocollo.
Per medici e dirigenti i cinque gradi di valutazione, che vanno da insoddisfacente a ottimo, verranno applicati su competenze e comportamenti in merito alla partecipazione e al miglioramento organizzativo, alle capacità tecnico-specialistiche e allo sviluppo professionale nonché alla risoluzione dei problemi, della programmazione, di innovazione, di relazione con i colleghi e – non ultimo - con i pazienti, i loro familiari e le associazioni.
Per infermieri, tecnici e amministrativi le competenze e i comportamenti verranno invece valutati sul contribuito ai programmi dell’unità operativa: autonomia e responsabilità, qualità del contributo professionale, programmazione e gestione delle attività, relazione con i colleghi e orientamento ai bisogni dell’utenza.
Il Comitato tecnico-scientifico avrà il compito di predisporre i risultati della sperimentazione e di illustrarli al Comitato d’indirizzo perché vengano condivisi con la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle Pubbliche Amministrazioni istituita dall’art.13 della Riforma Brunetta.
Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, il Direttore dell’AGeNaS (Agenzia Nazionale per i Servizi regionali) Fulvio Moirano, il Presidente del Formez Carlo Flamment, il Presidente della Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) Giovanni Monchiero e i Direttori generali di 17 Aziende sanitarie e ospedaliere hanno firmato oggi un Protocollo d’intesa per la sperimentazione dell’applicazione del Decreto Legislativo n.150/2009 (Riforma Brunetta).
Grazie all’avvio della sperimentazione e al nuovo sistema di valutazione e incentivazione del personale sanitario previsto dalla Riforma, Asl e Ospedali saranno più a misura di cittadino. Il Protocollo, infatti, non avrà al momento effetti giuridici o economici sul personale ma servirà a mettere a punto il nuovo sistema di valutazione e di incentivazione individuale non solo di dirigenti e medici ma anche di infermieri, tecnici e amministrativi sanitari, che per la prima volta vedranno valutate le loro performance individuali, anche in rapporto al “grado di cortesia, puntualità, presenza e disponibilità nelle risposte ai bisogni degli utenti”. Per ora le valutazioni non si tradurranno in maggiori o minori incentivi ma entro il 31 agosto del 2010, conclusa la fase di sperimentazione (che durerà in tutto 7 mesi), l’esperienza acquisita consentirà di avviare una vera e propria rivoluzione in un comparto, quello sanitario, dove fino a oggi ha prevalso il sistema di incentivazione “a pioggia” del personale.
Quattro gli obiettivi prefissati dal Protocollo per le Aziende che aderiscono alla sperimentazione:
- migliorare le prestazioni individuali, utilizzando la valutazione come un’opportunità;
- premiare il merito individuale;
- favorire la crescita professionale;
- disporre di informazioni per la migliore gestione delle risorse umane.
Spetterà ai Direttori generali di Asl e Ospedali individuare le Unità organizzative complesse e i Dipartimenti oggetto della sperimentazione, sulla base delle indicazioni fornite da un Comitato di indirizzo del quale fanno parte il Ministro Brunetta e i presidenti di Fiaso, AGeNaS e Formez. Proprio il Formez, avrà il compito di formare il personale che a sua volta dovrà preparare i “valutatori” di medici, infermieri, tecnici e amministrativi sanitari. Questi provvederanno ad assegnare gli obiettivi a ciascun dipendente, i cui risultati saranno valutati anche in base alle schede di valutazione allegate al Protocollo.
Per medici e dirigenti i cinque gradi di valutazione, che vanno da insoddisfacente a ottimo, verranno applicati su competenze e comportamenti in merito alla partecipazione e al miglioramento organizzativo, alle capacità tecnico-specialistiche e allo sviluppo professionale nonché alla risoluzione dei problemi, della programmazione, di innovazione, di relazione con i colleghi e – non ultimo - con i pazienti, i loro familiari e le associazioni.
Per infermieri, tecnici e amministrativi le competenze e i comportamenti verranno invece valutati sul contribuito ai programmi dell’unità operativa: autonomia e responsabilità, qualità del contributo professionale, programmazione e gestione delle attività, relazione con i colleghi e orientamento ai bisogni dell’utenza.
Il Comitato tecnico-scientifico avrà il compito di predisporre i risultati della sperimentazione e di illustrarli al Comitato d’indirizzo perché vengano condivisi con la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle Pubbliche Amministrazioni istituita dall’art.13 della Riforma Brunetta.
mercoledì 27 gennaio 2010
Il cervello lavora meglio con la pausa caffe'
Fonte: ANSA
Favorisce il lavoro, lo studio e la memorizzazione
ROMA - Le pause aiutano a lavorare meglio; il break per il caffé, anche solo per pochi minuti, la pausa pranzo, o in generale tutte le piccole pause che si riesce a prendere nel corso dell'attività lavorativa o di studio, favoriscono l'apprendimento e la memorizzazione di ciò che si è appena incamerato nel cervello. Lo dimostra uno studio coordinato da Lila Davachi e condotto da Arielle Tambini, del dipartimento di Psicologia della New York University.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Neuron, svela un altro tassello del misterioso processo con cui formiamo i ricordi. Numerosi lavori scientifici hanno ormai confermato la teoria secondo cui il sonno è il momento in cui il cervello fa ordine e rielabora tutte le informazioni incamerate durante il giorno, consolidando il ricordo di eventi o fatti importanti che resteranno quindi incisi nella memoria, ed eliminando le informazioni superflue, facendo una sorta di 'potatura' delle sinapsi in cui queste informazioni sono state temporaneamente sistemate.
Ma alla luce di questo studio sembra proprio che non solo la lunga pausa notturna ma anche le piccole pause quotidiane, quando cioé si lascia riposare il cervello anche solo per pochi minuti, il tempo di un caffé tra una riunione e l'altra, o tra una lezione e la successiva, vanno a beneficio della sua funzionalità e in particolar modo della memoria. Le esperte hanno coinvolto un gruppo di persone mostrando loro delle coppie di immagini.
Dopo la visione delle stesse, a tutti è stato concesso un break di alcuni minuti chiedendo loro di rimanere svegli. Infine, a sorpresa, gli sperimentatori hanno testato la memoria del campione chiedendogli di ricordare le foto precedentemente viste. Per tutto l'esperimento il cervello è stato monitorato con la risonanza magnetica funzionale per vedere le aree in attività in ogni momento.
E' emerso che nel corso della pausa le aree dell'ippocampo e della corteccia, che si erano attivate mentre ciascuno guardava le foto, si accendono nuovamente anche se con intensità di attivazione variabile da persona a persona. Ed è emerso che tanto più intensamente queste aree si riattivano durante la pausa, tanto maggiore sarà la performance mnemonica della persona al momento del test. "Il cervello lavora per la persona mentre quest'ultima si riposa, quindi il riposo è importante per le funzioni cognitive" conclude Davachi; prendersi una pausa caffé dopo una lezione o dopo ore di lavoro può veramente aiutare a fare ordine e ricordare ciò che si è appreso
Favorisce il lavoro, lo studio e la memorizzazione
ROMA - Le pause aiutano a lavorare meglio; il break per il caffé, anche solo per pochi minuti, la pausa pranzo, o in generale tutte le piccole pause che si riesce a prendere nel corso dell'attività lavorativa o di studio, favoriscono l'apprendimento e la memorizzazione di ciò che si è appena incamerato nel cervello. Lo dimostra uno studio coordinato da Lila Davachi e condotto da Arielle Tambini, del dipartimento di Psicologia della New York University.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Neuron, svela un altro tassello del misterioso processo con cui formiamo i ricordi. Numerosi lavori scientifici hanno ormai confermato la teoria secondo cui il sonno è il momento in cui il cervello fa ordine e rielabora tutte le informazioni incamerate durante il giorno, consolidando il ricordo di eventi o fatti importanti che resteranno quindi incisi nella memoria, ed eliminando le informazioni superflue, facendo una sorta di 'potatura' delle sinapsi in cui queste informazioni sono state temporaneamente sistemate.
Ma alla luce di questo studio sembra proprio che non solo la lunga pausa notturna ma anche le piccole pause quotidiane, quando cioé si lascia riposare il cervello anche solo per pochi minuti, il tempo di un caffé tra una riunione e l'altra, o tra una lezione e la successiva, vanno a beneficio della sua funzionalità e in particolar modo della memoria. Le esperte hanno coinvolto un gruppo di persone mostrando loro delle coppie di immagini.
Dopo la visione delle stesse, a tutti è stato concesso un break di alcuni minuti chiedendo loro di rimanere svegli. Infine, a sorpresa, gli sperimentatori hanno testato la memoria del campione chiedendogli di ricordare le foto precedentemente viste. Per tutto l'esperimento il cervello è stato monitorato con la risonanza magnetica funzionale per vedere le aree in attività in ogni momento.
E' emerso che nel corso della pausa le aree dell'ippocampo e della corteccia, che si erano attivate mentre ciascuno guardava le foto, si accendono nuovamente anche se con intensità di attivazione variabile da persona a persona. Ed è emerso che tanto più intensamente queste aree si riattivano durante la pausa, tanto maggiore sarà la performance mnemonica della persona al momento del test. "Il cervello lavora per la persona mentre quest'ultima si riposa, quindi il riposo è importante per le funzioni cognitive" conclude Davachi; prendersi una pausa caffé dopo una lezione o dopo ore di lavoro può veramente aiutare a fare ordine e ricordare ciò che si è appreso
martedì 26 gennaio 2010
Inventore Ru486: 'ho la cura per l'Alzheimer'
Il medico francese della pillola del giorno dopo chiede finanziamenti per ricerca
di Aurora Bergamini
fonte: ANSA
PARIGI - Curare il morbo di Alzheimer sarà possibile secondo il professor Etienne-Emile Baulieu, l'inventore della pillola del giorno dopo, la Ru 486. Lo ha detto lui stesso presentando la sua ultima scoperta: una proteina capace di rallentare la demenza degenerativa invalidante che esordisce in prevalenza in età senile. Si chiama Fkbp52, è presente in grande quantità nel cervello (fa parte della famiglia delle immunofiline che si lega a farmaci immunosoppressori) e se stimolata da un farmaco può riparare la Tau, la proteina scoperta da Michel Goedert nel 1988 - che gioca un ruolo importante nel buon funzionamento dei neuroni - che alterandosi con l'età è la principale responsabile dell'Alzheimer e delle demenze senili in genere
. Dopo l'"Elisir di eterna giovinezza" (Dhea) e la Ru 486, questo instancabile endocrinologo e biochimico, all'età di 83 anni, pensa quindi di "avere trovato il modo di bloccare l'invecchiamento del cervello". "Ho fatto questa scoperta un anno e mezzo fa - racconta all'ANSA Baulieu - Mi rivedo con il naso sul microscopio nel momento in cui ho osservato che il Tau reagiva. Ho detto a Beatrice Chambraud (una delle ricercatrici della sua equipe all'Istituto della ricerca medica Inserm ndr ): abbiamo trovato come riparare il Tau, guarire l'Alzheimer". "Le nostre ricerche aprono la strada alla possibilità di una diagnosi precoce del morbo - aggiunge - le anomalie biochimiche infatti sono presenti almeno 5 o 10 anni prima dei segnali clinici".
Dopo avere stabilito il legame tra le due proteine i ricercatori hanno mostrato in laboratorio che una forte quantità di Fkbp52 impediva l'accumulo di Tau nelle cellule nervose: "si può dunque trovare un rimedio basato su questa reazione - continua il medico - sono convinto del risultato, che si può fare qualcosa sul piano della conoscenza, del trattamento e della prevenzione". "Tra due o tre anni - continua il medico - se avremo trovato i 5 milioni di euro necessari per finanziare la ricerca, sapremo se funziona davvero. Ora ho la soluzione mi mancano solo gli strumenti". L'annuncio di Baulieu è infatti motivato dal "bisogno di fondi per potere continuare la sperimentazione".
A fare il primo passo è stato Pierre Bergé, il compagno del defunto stilista Yves Saint Laurent, che ha annunciato il suo impegno come mecenate. Grazie alla sua donazione si potranno condurre studi clinici sugli animali, poi sull'uomo e trovare il trattamento per "dopare" questa proteina anti-Alzheimer. "Si vive sempre più a lungo. Un bambino su due nato dopo il 2000 sarà centenario - spiega l'endocrinologo - Ma il cervello invecchia più in fretta del corpo". L'Alzheimer colpisce più di 26 milioni di persone in tutto il mondo, oltre 500.000 in Italia e 800.000 in Francia. Secondo l'ultimo rapporto dell'associazione Alzheimer's Disease International (Adi), nel 2010 le persone che ne soffriranno saranno oltre 35 milioni a livello mondiale che sono destinate a raddoppiare nei prossimi 20 anni: sono attesi 65,7 milioni di malati nel 2030 e ben 115,4 milioni nel 2050.
di Aurora Bergamini
fonte: ANSA
PARIGI - Curare il morbo di Alzheimer sarà possibile secondo il professor Etienne-Emile Baulieu, l'inventore della pillola del giorno dopo, la Ru 486. Lo ha detto lui stesso presentando la sua ultima scoperta: una proteina capace di rallentare la demenza degenerativa invalidante che esordisce in prevalenza in età senile. Si chiama Fkbp52, è presente in grande quantità nel cervello (fa parte della famiglia delle immunofiline che si lega a farmaci immunosoppressori) e se stimolata da un farmaco può riparare la Tau, la proteina scoperta da Michel Goedert nel 1988 - che gioca un ruolo importante nel buon funzionamento dei neuroni - che alterandosi con l'età è la principale responsabile dell'Alzheimer e delle demenze senili in genere
. Dopo l'"Elisir di eterna giovinezza" (Dhea) e la Ru 486, questo instancabile endocrinologo e biochimico, all'età di 83 anni, pensa quindi di "avere trovato il modo di bloccare l'invecchiamento del cervello". "Ho fatto questa scoperta un anno e mezzo fa - racconta all'ANSA Baulieu - Mi rivedo con il naso sul microscopio nel momento in cui ho osservato che il Tau reagiva. Ho detto a Beatrice Chambraud (una delle ricercatrici della sua equipe all'Istituto della ricerca medica Inserm ndr ): abbiamo trovato come riparare il Tau, guarire l'Alzheimer". "Le nostre ricerche aprono la strada alla possibilità di una diagnosi precoce del morbo - aggiunge - le anomalie biochimiche infatti sono presenti almeno 5 o 10 anni prima dei segnali clinici".
Dopo avere stabilito il legame tra le due proteine i ricercatori hanno mostrato in laboratorio che una forte quantità di Fkbp52 impediva l'accumulo di Tau nelle cellule nervose: "si può dunque trovare un rimedio basato su questa reazione - continua il medico - sono convinto del risultato, che si può fare qualcosa sul piano della conoscenza, del trattamento e della prevenzione". "Tra due o tre anni - continua il medico - se avremo trovato i 5 milioni di euro necessari per finanziare la ricerca, sapremo se funziona davvero. Ora ho la soluzione mi mancano solo gli strumenti". L'annuncio di Baulieu è infatti motivato dal "bisogno di fondi per potere continuare la sperimentazione".
A fare il primo passo è stato Pierre Bergé, il compagno del defunto stilista Yves Saint Laurent, che ha annunciato il suo impegno come mecenate. Grazie alla sua donazione si potranno condurre studi clinici sugli animali, poi sull'uomo e trovare il trattamento per "dopare" questa proteina anti-Alzheimer. "Si vive sempre più a lungo. Un bambino su due nato dopo il 2000 sarà centenario - spiega l'endocrinologo - Ma il cervello invecchia più in fretta del corpo". L'Alzheimer colpisce più di 26 milioni di persone in tutto il mondo, oltre 500.000 in Italia e 800.000 in Francia. Secondo l'ultimo rapporto dell'associazione Alzheimer's Disease International (Adi), nel 2010 le persone che ne soffriranno saranno oltre 35 milioni a livello mondiale che sono destinate a raddoppiare nei prossimi 20 anni: sono attesi 65,7 milioni di malati nel 2030 e ben 115,4 milioni nel 2050.
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